Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Roma sul caso della piccola Lavinia Montebove, la bimba travolta a soli 16 mesi nel parcheggio dell’asilo nido “La Fattoria di Mamma Cocca” di Velletri, il 7 agosto 2018.
Un tragico fatto di cronaca nera che ha “guadagnato” l’attenzione dei media nazionale, per la tragicità di quanto accaduto e che, a distanza di anni, continua a far discutere per le gravi omissioni emerse nella gestione della struttura e per la dinamica dell’incidente.
Secondo i giudici, le responsabilità restano chiare, tanto da confermare appieno le condanne già arrivate nella sentenza di primo grado:, arrivata il 22 gennaio del 2024, a 1994 giorni esatti dal tragico incidente che ha irrimediabilmente compromesso l’esistenza di Lavinia, oggi appesa a delle macchine salvavita, senza alcuna possibilità di poter guarire.
Per quanto accaduto il 7 agosto del 2018, lo ricordiamo, la giudice Eleonora Panzironi aveva condannato la giovane donna che guidava l’auto (C.C.), mamma di un altro bimbo che frequentava l’asilo, ad un anno di reclusione con pena sospesa, ritenendola responsabile di lesioni stradali gravi, con patente sospesa per un anno.
La maestra e titolare dell’asilo, Francesca Rocca, era stata invece condannata a 2 anni e 6 mesi (con una pena maggiore rispetto alla richiesta di 2 anni che era arrivata dal Pm) per lesioni colpose personali stradali gravi, nonché per il reato di abbandono, con l’accusa di non aver garantito le necessarie condizioni di sicurezza e vigilanza.
Punti chiave della sentenza del processo di Appello
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Conferma della sentenza di primo grado
La Corte ha ribadito la sostanziale responsabilità di entrambe: C.C. per lesioni personali colpose stradali gravi, Rocca per lo stesso reato aggravato dall’abbandono di minori. -
Confutazione della difesa
Bocciate le tesi difensive: la prevedibilità della presenza di bambini nell’area esterna avrebbe dovuto imporre maggiore prudenza alla conducente, così come alla titolare spettava una chiara posizione di garanzia che, nei fatti, non c’è stata. -
Versione “inattendibile” di Rocca
I giudici hanno definito la ricostruzione offerta da Rocca “del tutto inattendibile” e smentita dalle prove raccolte. -
Omissioni gravi
La Corte ha evidenziato come Rocca avesse lasciato il cancello aperto, affidato momentaneamente la sorveglianza a una bambina, e spostato Lavinia dopo l’incidente senza chiamare subito i soccorsi. -
Adeguatezza delle pene
Confermate, quindi, le pene stabilite in primo grado, giudicate proporzionate alla gravità delle conseguenze riportate da Lavinia, rimasta con lesioni permanenti e devastanti per la sua famiglia.
Analisi delle motivazioni
Il documento della Corte d’Appello ha smontato le linee difensive, in particolare ribandendo che la titolare dell’asilo avesse precise responsabilità di sorveglianza e che la condotta della conducente dell’auto sia stata tutt’altro che inevitabile.
In sintesi, la sentenza ha confermato le responsabilità penali di entrambe le imputate, ribadendo la gravità delle condotte negligenti e omissive e l’impatto drammatico che quell’incidente continua ad avere sulla vita della piccola Lavinia e della sua famiglia.
La Corte ha inoltre stabilito che la presenza di bambini nell’area dell’asilo era del tutto prevedibile, e che la conducente avrebbe dovuto guidare con maggiore prudenza.
Ha inoltre affermato che Rocca, in quanto titolare dell’asilo, aveva una chiara posizione di garanzia nei confronti dei bambini affidati alle sue cure e che ha violato gli obblighi di diligenza e sorveglianza.
E’ stato inoltre respinto la tesi dello stato di necessità, sostenendo che la necessità di assistere un altro bambino non giustificava l’abbandono degli altri minori, incluso Edoardo, il fratello di Lavinia.
La sentenza ha sottolineato come la ricostruzione dei fatti fornita da Rocca fosse “del tutto inattendibile” e contraddetta dalle altre prove acquisite durante l’istruttoria. E’ stato inoltre evidenziato come la titolare e maestra abbia fornito una versione degli eventi che non collimava con la realtà dei fatti accertati. Nella gravità delle omissioni di Rocca, quella di aver lasciato il cancello aperto, l’aver affidato la sorveglianza a una bambina piccola e l’aver spostato Lavinia dopo l’incidente senza chiamare immediatamente i soccorsi.
In definitiva la Corte d’Appello ha ritenuto adeguate le pene inflitte, considerando la gravità delle lesioni riportate da Lavinia e le conseguenze devastanti per lei e la sua famiglia.
Le motivazioni della sentenza sono state particolarmente accurate e puntuali nel confutare le tesi difensive. La Corte ha svolto un’attenta analisi delle prove testimoniali e documentali, dimostrando come la versione dei fatti della maestra non fosse credibile e costruita per cercare di attenuare le proprie responsabilità.
In sintesi, la sentenza della Corte d’Appello di Roma cha conferma la responsabilità penale delle due imputate, condannate per l’incidente avvenuto all’asilo “La Fattoria di Mamma Cocca”, che ha di fatto privato la piccola Lavinia del suo futuro e costretto la sua famiglia a vederla crescere attaccata a dei macchinari, restando appesi al miraggio di un miracolo.
Come “coda” giudiziaria, nella giornata di lunedì 29 settembre, nel Tribunale di Velletri inizierà il processo che vede coinvolta una testimone, che dovrà rispondere dell’accusa di falsa testimonianza.





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