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Noa a Castel Gandolfo, la cantante israeliana ritira il Peace Award all’Hallelujah Film Festival: “Basta odio, il mondo è stanco. Ascoltate il Papa”

Noa a Castel Gandolfo per l’Hallelujah Film Festival: l’artista israeliana riceve il Peace Award e lancia un appello per la pace mondiale. Ecco chi è davvero Noa

NOA Castel Gandolfo

Una voce limpida, ferma, autorevole. È quella dell’artista israeliana Noa, giunta a Castel Gandolfo per ritirare il Peace Award nell’ambito dell’Hallelujah Film Festival – Simposio Internazionale della Pace, la nuova rassegna culturale dedicata al dialogo, all’arte e alla costruzione di un futuro senza odio. Accolta nel cuore del borgo pontificio, Noa ha lanciato un messaggio potente, che risuona ancora più forte in un tempo segnato da conflitti e tensioni globali:
«Ascoltate il Papa. Il mondo è stanco. La pace richiede impegno da parte di tutti noi».

“La cultura può riportare armonia. La gente è stanca di odio e rancore”

Davanti a un pubblico attento, la cantante israeliana – nata a Tel Aviv nel 1969 – ha sottolineato come la cultura – musica, cinema, arte – sia uno strumento decisivo per ricucire fratture, abbattere muri, dare respiro a società sempre più polarizzate: «La cultura è fondamentale per ritrovare armonia in una società complessa, segnata da cambiamenti che generano nuovi conflitti a ogni livello», ha affermato.

Noa, che il 13 dicembre sarà protagonista del Concerto di Natale di Canale 5 all’Auditorium della Conciliazione, ha poi spiegato il senso della sua presenza ai Castelli Romani: «Questa iniziativa non può lasciarci indifferenti. Annuncio di voler realizzare un grande evento anche a Firenze. Più è alto il trampolino da cui partono i messaggi di pace, più è possibile incidere davvero».

Un messaggio chiaro, rivolto soprattutto ai giovani: “Guardate l’altro con rispetto. Basta odio. Basta rancore. Basta disprezzo anche per motivi futili. La gente è stanca, profondamente stanca. Che Dio illumini chi sta cercando di riportare il pianeta in una direzione più umana”.

Un festival che unisce cinema, spiritualità e impegno civile

L’Hallelujah Film Festival, fondato da Pascal Vicedomini e promosso dall’associazione no-profit The Artists Club Italia, ha trasformato Castel Gandolfo in un laboratorio internazionale di dialogo. Sabato, nella giornata inaugurale, hanno partecipato protagonisti del mondo dello spettacolo e della cultura come Lina Sastri, il maestro Adriano Pennino e l’attore anglo-italiano Vince Riotta. Domenica, invece, protagonisti assoluti sono stati Andrea Morricone e il flautista Andrea Griminelli, impegnati in un emozionante omaggio all’eredità artistica del maestro Ennio Morricone.

Il festival ha coinvolto diversi luoghi simbolo tra Castel Gandolfo e Albano Laziale: la parrocchia di San Tommaso da Villanova, la scuola Paolo VI, la sala consiliare del Comune, il Centro Mariapoli e il suggestivo Borgo Laudato Si’.

Un messaggio che parla ai giovani: il valore del dialogo

Obiettivo dichiarato della rassegna è trasmettere ai giovani la cultura del dialogo, l’unico vero antidoto a odio, razzismo e violenza. Una missione che trova in Noa una delle ambasciatrici più credibili e ascoltate a livello internazionale.

Durante la sua presenza a Castel Gandolfo, l’artista è stata accolta da padre Tadeusz, parroco della chiesa di San Tommaso da Villanova – la “chiesa del Papa” – e ha presentato uno dei film più amati al mondo, La vita è bella di Roberto Benigni. Un’opera che Noa porta nel cuore da quando ha iniziato a interpretare la versione inglese del brano di Nicola Piovani, premiato con l’Oscar, e particolarmente cara anche a Papa Leone XIV.

Un premio, un appello, una speranza

La consegna del Peace Award a Noa non è stata solo un momento celebrativo, ma un invito collettivo a non abituarsi alla violenza e a reagire alla cultura dell’odio che attraversa il mondo contemporaneo. La sua voce, in un borgo sospeso tra cielo e lago, ha ricordato a tutti che la pace non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana: «Tutti dobbiamo impegnarci. Ognuno faccia la sua parte. Il mondo ne ha un bisogno disperato».


Chi è Noa: la voce che unisce pop, identità e impegno civile

Per chi non la conoscesse, Noa – pseudonimo di Achinoam Nini – è una delle artiste israeliane più apprezzate e influenti sulla scena internazionale. Cantante, cantautrice, percussionista e attivista, da oltre trent’anni porta avanti un percorso musicale profondamente intrecciato a temi di pace, dialogo e incontro tra culture.

Le origini: tra Yemen, Israele e Stati Uniti

Nata a Tel Aviv nel 1969 da una famiglia di ebrei yemeniti, Noa cresce a New York, dove si trasferisce da bambina insieme ai genitori. Qui assorbe influenze musicali diversissime: dalla tradizione mediorientale al jazz, dalla musica folk americana alla canzone d’autore italiana.
A 16 anni decide di rientrare in Israele, dove presta servizio come volontaria e inizia a comporre i suoi primi brani.

NOA

L’incontro che cambia tutto: Gil Dor

Determinante nella sua carriera l’incontro con Gil Dor, chitarrista, compositore e direttore musicale che diventerà il suo partner artistico per la vita. Insieme hanno costruito un linguaggio musicale unico, riconoscibile, fatto di armonie raffinate e sonorità mediterranee.

Il successo internazionale

Negli anni ’90 arriva la consacrazione:

  • partecipa all’Eurovision Song Contest nel 2009 (rappresentando Israele con il brano There Must Be Another Way insieme alla cantante palestinese Mira Awad, gesto fortissimo sotto il profilo politico e umano);

  • si esibisce nei teatri e festival più importanti del mondo;

  • collabora con artisti come Pat Metheny, Sting, Quincy Jones, Andrea Bocelli, Il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, fino a firmare brani diventati iconici.

Tra le sue interpretazioni più celebri c’è proprio Beautiful That Way, la versione inglese della colonna sonora di La vita è bella di Nicola Piovani, che lei porta in tutto il mondo come messaggio di speranza e memoria.

Un’artista impegnata: la musica come ponte

Noa è da sempre una delle voci più coraggiose nel contesto mediorientale. Attivista per la pace, il dialogo israelo-palestinese e i diritti umani, ha pagato anche un prezzo: critiche, attacchi e isolamenti politici. Ma il suo impegno non si è mai fermato.

Ha fondato e sostiene numerosi progetti culturali e sociali, tra cui festival dedicati ai giovani e iniziative educative che promuovono la convivenza tra popoli diversi.

La sua forza è nella chiarezza:
la pace non è un sogno, è un dovere morale, e la musica deve aiutare a costruirla.

Un simbolo contemporaneo

Oggi Noa è considerata un punto di riferimento globale per chi crede nel dialogo, nella cooperazione culturale e nella resistenza dell’arte contro l’odio.
La sua presenza all’Hallelujah Film Festival e il conferimento del Peace Award non sono soltanto un riconoscimento alla carriera, ma un tributo a una donna che ha fatto della propria voce un ponte tra mondi.

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