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Frascati non dimentica l’8 settembre ’43: un nuovo impegno per il riconoscimento della Medaglia d’oro al Valor Civile

convegno medaglia d'oro frascati

Frascati non dimentica. Frascati ricorda. 8 settembre 1943: una data che fa da spartiacque, capace di segnare, tragicamente e per sempre, la città tuscolana che, in un drammatico mezzogiorno di fuoco fu colpita e distrutta dalle bombe sganciate dai bombardieri “alleati”. Una pioggia di fuoco che, con estrema lucidità e freddezza, provocò la morte di oltre 600 civili e la devastazione di più del 70% della città.

Uno “sporco affare” che ancora oggi interroga storici e studiosi e che ieri pomeriggio è stato al centro dell’interessante e partecipato convegno patrocinato dal Comune di Frascati e organizzato dall’associazione Amici di Frascati in collaborazione con le associazioni culturali Civitas Tusculana e Calasanctium. Presenti in sala, oltre a diversi rappresentanti dell’amministrazione comunale tuscolana, anche alcuni esponenti della politica locale, storici, appassionati e rappresentati della comunità civile intervenuti per conoscere e sostenere una causa forse ancora troppo poco conosciuta.

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Una conferenza incentrata sulla volontà ferma e decisa di rileggere la storia e quei drammatici momenti che hanno segnato il destino di Frascati alla luce della legittima e sacrosanta rivendicazione di vedere finalmente riconosciuta alla città la Medaglia d’oro al Valore Civile. Una città che fino ad oggi si è “accontentata” di una medaglia d’argento, tributo ingeneroso e incomprensibile per i fiumi di sangue versato e una città rasa al suolo. Un cammino che parte dalla formazione permanente di una memoria collettiva per giungere ad un giusto riconoscimento per le centinaia di vite spezzate di vittime innocenti.  Ecco allora che la conferenza che si è tenuta ieri si inserisce in un più ampio contesto che chiama all’appello l’intera città, per costituire un nuovo Comitato di esperti, studiosi, storici e appassionati desiderosi di fornire il proprio contributo per ricostruire e rielaborare una nuova richiesta aggiornata da sottoporre al presidente della Repubblica. “Una richiesta – ricorda Fabio Polli, moderatore dell’evento e giornalista che proprio dalle colonne del giornale Il Tuscolo da lui diretto, nel 2003 lanciò la prima vera campagna di sensibilizzazione sul tema –  nata anche dalla consapevolezza che il conferimento della sola Medaglia d’Argento al Valor Civile, consegnata alla città nel 1965, dall’allora presidente del Consiglio Aldo Moro, non è mai stato percepito come un atto risolutivo. All’epoca, come ancora oggi, una larga parte della comunità frascatana lo considerò un riconoscimento insufficiente, se non addirittura un’ingiusta riduzione della portata del sacrificio subito dalla popolazione, in relazione a un evento che rappresentò uno snodo decisivo della Seconda guerra mondiale, soprattutto se messo a confronto con le onorificenze attribuite negli anni ad altre città duramente colpite dal conflitto. L’incontro di oggi – ha detto Polli – rappresenta un momento significativo di riflessione e di aggiornamento su una lunga battaglia culturale e civile, avviata più di due decenni fa e ora giunta a un nuovo capitolo”.

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Relatore dell’incontro è stato Roberto Eroli, studioso ed ex sindaco di Frascati, che, in una dettagliata e accurata ricostruzione del contesto storico in cui avvennero i fatti del ’43, ha  presentato alcune nuove scoperte storiche alla luce di documenti recentemente acquisiti. “Con queste nuove argomentazioni o prove – ha concluso dopo un lungo excursus Eroli – ci domandiamo se siamo nel giusto a sentirci dunque indignati per non aver ricevuto la medaglia d’oro al valor civile? E se possiamo essere sorpresi ed offesi che qualcuno abbia deciso di declassare l’aureo riconoscimento per un presunto comportamento dei cittadini costretti a convivere dallo Stato, con le truppe tedesche prima amiche e poi divenute forza di occupazione, che il Governo Italiano ci aveva obbligato ad ospitare per due anni? Dobbiamo forse domandarci quanti cittadini frascatani in più dovevano morire per avere in cambio quel pezzetto d’oro? Ed infine, con quale metro di giudizio si è ritenuto di declassare i morti, i feriti, gli orfani e le vedove con i 150 bambini massacrati rispetto a quelli delle cittadine ritenute meritevoli di una medaglia d’oro. Quale meccanismo burocratico di criteri venne usato? Da questo momento con questi elementi e con altri argomenti mai sottoposti al vaglio della Prefettura siamo finalmente pronti a mettere a disposizione questa documentazione e le riflessioni fatte in questi anni, con l’elenco degli argomenti non considerati nel 1951-52, epoca della prima richiesta, perché non noti o meglio non letti e analizzati e, quindi, non li utilizzeremo per pubblicare un altro libro di memorie. Ma siamo pronti a consegnarli solo se ci renderemo conto che si organizzerà un gruppo di lavoro di persone serie, convinte di sostenere l’impresa perché è giusto farlo; e che siano persone positive e non dispersive o negative e quindi non personaggi in cerca di un modo importante per poi farsi della pubblicità. E questo nonostante il rammarico evidente di non poter accompagnare questo nuovo tentativo mettendo a disposizione anche il materiale documentale e iconografico raccolto, con cimeli unici, che avrebbero dovuto da tempo trovare posto in uno specifico Museo della memoria di questa città, essendo evidente come sia transitata per Frascati la parte politico/militare decisiva di quei giorni precedenti e posteriori all’8 settembre.

Crediamo che non basti essere presenti alle presentazioni di libri o alle conferenze e commemorazioni. Chi ama questa città e sente di appartenervi in qualche modo deve dimostrare il coraggio di insistere nell’ottenimento della riconoscenza che ad essa deve essere assegnata, avendo così la certezza di poter guardare negli occhi chi ha pagato il prezzo più alto delle decisioni prese da altri: da quei Governi Italiani, di Mussolini e di Badoglio e dai vertici militari dell’Esercito; e pure da chi, dopo, doveva avere il coraggio di chiedere perdono a Frascati e non punirla, come fecero i piloti americani pentiti, con la riconoscenza morale e non quella burocratica che ha deciso solo ciò che è stato ritenuto consono ai fatti rappresentati frettolosamente tantissimi anni fa, decidendo, sulla scala dei colori del metallo utilizzabile per i
riconoscimenti importanti, quale fosse quello compatibile o possibile. La dignità di una popolazione costretta dal suo Governo a convivere con una parte di un esercito alleato non era stato un dono ma una scelta subita perché obbligata, e la riconoscenza di averlo accettato obbedendo e, dignitosamente subendo poi le impressionanti conseguenze, non può passare per la cruna troppo stretta di una scelta cromatico-burocratica e una motivazione imprecisa. Ma anche noi, carenti più volte nella fornitura di argomenti, ora, con queste nuove importanti rivelazioni dobbiamo fare una scelta.

Non occorre più giustificarsi – ha proseguito Eroli con enfasi – dicendo che ormai è stato fatto il possibile, è ora invece di fare quelle scelte che il peso della coscienza di decidere ci impone, ossia se lasciar morire questo desiderio che i cittadini ci hanno sempre sollecitato ed alberga ancora nei cuori di quelli che hanno memoria o non avere il coraggio di lottare per la verità! Certo è una scelta non comoda ma l’unica possibile da fare e va fatta ora! Ed è un peso, questo, che non spetta solo alla politica; ma a tutti coloro che vogliono difendere chi non ha più voce per farlo. Fare una nuova richiesta di revisione, forse diventata l’ultima possibile, per cambiare quel pezzetto di metallo è un dovere che è diventato un peso, essendo l’argento ricevuto un simbolo di tradimento della nazione verso i nostri inutili morti, perché una comunità intera perde tutta la dignità di sé stessa quando trascura e annebbia la memoria morale e non combatte le battaglie della sua memoria reale e quindi fa diventare, il silenzio, …la verità! Restare immobili non giustifica nessuno; perché nessuno deve sentirsi a posto con la coscienza; perché la vita di coloro che la persero non valeva meno della reputazione di chi, era al comando o alla guida dell’Italia o nella responsabilità poi di formulare un giudizio di merito. La memoria è sempre l’ultimo tribunale a cui rispondere, l’unico per chi amministra una comunità! Occorre però trasferire la democratica comprensione in azione, per far finire lo strazio di interrogarsi.

Una città si governa con la memoria e ci si augura che mentre noi, popolo, faremo la nostra parte, l’amministrazione di qualunque tipo di espressione essa sia, faccia la sua; e non si ripeta quello che alcune delle precedenti gestioni del governo locale invece non sono state capaci di organizzare, mentre noi, cittadini con i racconti e noi, appassionati e volenterosi con le ricerche e le riflessioni, abbiamo compiuto, per quanto possibile, facendo emergere documenti e memorie messe da parte volutamente o colpevolmente addormentate. Ed ecco perché avanziamo oggi la proposta di un Comitato cittadino che si spenda per riflettere, con tutto il tempo necessario e non con la fretta di apparire nella foto conclusiva, per decidere quali argomenti dovranno far parte dell’istanza che può essere ripresentata, probabilmente cambiando anche alcuni indirizzi dei destinatari. Non un Comitato composto di elementi che si formi con il metodo degli equilibri politici, ma quello delle competenze sugli argomenti ed eventualmente, se necessario, ricercando anche altrove quelle giuste o utili mancanti e si confronti usando la capacità di riflettere e concettualizzare e non compiacendosi di essere presenti alle riunioni.
Decidiamo finalmente, con attenzione, chi e come deve difendere la dignità offesa di
questa città. Dobbiamo fare qualcosa di serio per questo argomento affinché i cittadini apprezzino il nostro sforzo perché esso creerà di nuovo orgoglio e quindi nuova unità e determinazione, rigenerando quel profumo di appartenenza alla comunità frascatana che è diventato invece un qualcosa che emana un cattivo odore”.

Una memoria che deve, necessariamente, farsi futuro e consapevolezza, soprattutto affinchè, come ben sottolineato dal prof. Luigi Miraglia nel suo puntuale intervento “l’orrore giustificato dalla volontà di poche oligarchie non continui a ripetersi” come invece, ancora oggi, drammaticamente accade. Una memoria e il ricordo di un’atrocità che è stato portato alla luce dalle parole di Cesare Martellino, ex magistrato nato e cresciuto a Frascati, legatissimo alla sua città natale e che nel suo racconto ha rievocato la drammatica morte del nonno, rimasto sepolto sotto le macerie e la successiva esperienza del padre, incaricato di trovare nuovi alloggi e sistemazioni per i cittadini sopravvissuti e rimasti senza più una casa. “Una pagina drammatica della nostra storia – ha ricordato – che deve avere il compito di insegnarci a non ripetere questi errori come invece, purtroppo, sta ancora accadendo in tantissime parti del mondo. Oggi dobbiamo fare memoria di quanto accaduto, condannandolo e impedendo che si ripeta un orrore simile”.

Ricordi e riflessioni capaci di interrogare un’attenta platea che ha atteso, fino al termine dell’incontro, i saluti e le riflessioni della sindaca Francesca Sbardella.  “Crediamo nell’importanza del fare memoria – ha ribadito la sindaca – che non significa solo volgere lo sguardo al passato, ma camminare sullo stesso percorso che ci ha portato fino ad oggi consolidando una continuità di valori e sentimenti. Non potremo mai dimenticare il dolore dell’8 Settembre e probabilmente non sarà neanche il conferimento della Medaglia d’oro, che pure renderà giustizia del sacrificio di tanti concittadini, a cancellarlo per sempre. È importante però tramandare quanto sappiamo così che le future generazioni possano condannare la guerra e i suoi orrori. Oggi – ha aggiunto la sindaca – l’amministrazione si metterà al servizio di un nuovo Comitato chiamato a rappresenterà la volontà popolare: riconoscere il valore del sacrificio della nostra città. Ci impegneremo con tutte le nostre forze per contribuire non solo all’ottenimento di questo riconoscimento, ma saremo parte attiva nel portare avanti il compito di tramandare e raccontare quanto vissuto dalla nostra città unitamente alla sua grande capacità di rialzarsi e ricostruire partendo dal dolore e dalle macerie”.

Un convegno intenso che dunque ha rappresentato non solo un momento dedicato al ricordo, ma sopratutto un rinnovato impegno civico per riscrivere una parte della storia che merita di essere conosciuta, riconosciuta e celebrata, affinché le generazioni future non dimentichino mai il prezzo del coraggio e della sofferenza che ha segnato la città di Frascati.

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