Si chiude definitivamente, dopo quasi 8 anni da quel tragico giorno, la vicenda giudiziaria legata al drammatico incidente avvenuto il 7 agosto 2018 nel parcheggio di un asilo nido di Velletri, dove la piccola Lavinia Montebove, che allora aveva appena 16 mesi, venne investita riportando gravissime conseguenze. La bambina da allora vive in stato vegetativo di minima coscienza.
La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato da Francesca Rocca, la maestra dell’asilo, rendendo definitiva la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione per lesioni personali colpose e abbandono di minore.
Era invece già diventata definitiva la condanna per la donna alla guida dell’auto che investì la bambina, che non aveva presentato ricorso in Cassazione: per lei i giudici avevano stabilito un anno di reclusione per lesioni e un anno di sospensione della patente.
La decisione della Suprema Corte mette così la parola fine a un lungo iter processuale iniziato dopo l’incidente avvenuto nel parcheggio della struttura frequentata dalla piccola.
La vicenda
Il 7 agosto 2018 la piccola Lavinia venne investita mentre si trovava nel parcheggio dell’asilo nido “La Fattoria di Mamma Cocca”, che frequentava a Velletri. L’impatto le provocò gravissime lesioni cerebrali. Oggi la bambina vive a casa con la famiglia, assistita 24 ore su 24 da medici, infermieri, terapisti e dai familiari, sotto la supervisione della ASL di Velletri e dell’ospedale Bambino Gesù. Lavinia compirà 9 anni tra pochi giorni, domenica 15 marzo.

La nota stampa dei genitori
I genitori della bambina, Massimo Montebove e Lara Liotta, hanno diffuso una nota stampa commentando la decisione della Cassazione.
“Dopo 8 anni di processo, dopo circa 30 udienze, dopo sofferenze e umiliazioni subite nel corso del processo stesso, siamo arrivati oggi alla condanna definitiva per la maestra Francesca Rocca che si è vista respingere il suo ricorso in Cassazione dopo due sentenze definitive in primo e secondo grado. Per lei due anni e sei mesi di reclusione per lesioni personali colpose e abbandono di minore. Condannata in via definitiva anche l’investitrice Chiara Colonnelli che non aveva però fatto ricorso in Cassazione: un anno di reclusione per lesioni e un anno di sospensione della patente.
Voglio ricordare che in questa vicenda l’unica, vera persona condannata a vita è nostra figlia Lavinia che era nata sana e che resterà tetraplegica e in stato vegetativo di minima coscienza per sempre.
Voglio ricordare che i giudici nei dispositivi delle sentenze hanno scritto nero su bianco che mai le imputate, oggi definitivamente condannate, hanno mostrato segni di pentimento.
Vogliamo ringraziare i magistrati per essere arrivati finalmente ad acclarare processualmente la verità dei fatti e vogliamo ringraziare soprattutto il nostro avvocato Cristina Spagnolo per essere stata al nostro fianco fin dal primo momento e per averci sostenuto anche psicologicamente”.
Con la decisione della Cassazione si conclude quindi un lungo percorso giudiziario segnato da circa trenta udienze e 8 anni di processo, mentre la famiglia continua la propria missione d’amore quotidiana accanto alla piccola Lavinia, alla quale sin dal primo momento tutta Italia si è stretta in un comune abbraccio.
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