Attualità

Una via, una storia – Marco Moscati, il 24enne martire delle Fosse Ardeatine ricordato ad Albano e Genzano

via Moscati Genzano Albano

Ci passiamo davanti ogni giorno, spesso senza soffermarci. Eppure i nomi delle strade custodiscono storie profonde, a volte dolorose, che meritano di essere ricordate.

Nel giorno dell’anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, la rubrica “Una via, una storia” si ferma a Genzano di Roma ed Albano Laziale per raccontare la vicenda di Marco Moscati, uno dei 335 italiani uccisi nella rappresaglia nazista.


Un ragazzo di 24 anni

Marco Moscati aveva appena 24 anni. Un’età in cui la vita dovrebbe essere tutta davanti, fatta di progetti, lavoro, affetti. E invece il suo destino si incrociò con uno degli episodi più tragici della storia italiana: dopo l’attentato di via Rasella, fu tra gli uomini scelti dalle autorità naziste per essere giustiziati come rappresaglia.

Il 24 marzo 1944 venne condotto nelle cave sulla via Ardeatina, insieme ad altri 334 prigionieri. Lì, senza processo, senza colpa, fu ucciso.

Marco, “Marchello”: una vita nella Resistenza

Aveva appena 24 anni. Per tutti era “Marchello”. Nato in una famiglia ebrea, con otto fratelli, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelse senza esitazioni la strada della Resistenza, entrando nelle formazioni partigiane dei Castelli Romani. Operò fianco a fianco con uomini come Alberto Terracina e Pino Cavaglione, partecipando attivamente ad azioni contro le truppe tedesche.

Tra queste, il lancio dei chiodi a quattro punte lungo la via Appia, tra Genzano e Velletri, e il sabotaggio della linea ferroviaria Roma-Cassino all’altezza del Ponte Sette Luci.


L’arresto, il silenzio, il sacrificio

Nel marzo del 1944, durante una retata a Piazza di Spagna, Marco venne arrestato. Fu condotto prima a via Tasso, poi nel carcere di Regina Coeli. Qui subì torture e violenze. Eppure resistette. Non parlò. Proteggeva, con il suo silenzio, l’intera rete partigiana dei Castelli Romani. In carcere incontrò anche il fratello Emanuele. Sarebbero morti insieme.

Il 24 marzo Marco Moscati venne prelevato dal carcere e condotto, insieme ad altri 334 uomini, alle cave sulla via Ardeatina. Fu ucciso dai nazisti, insieme al fratello, nella rappresaglia seguita all’attentato di via Rasella. Aveva 24 anni.


Per 67 anni, solo un numero

La storia di Marco Moscati ha una ferita ulteriore, lunga decenni. Per 67 anni il suo corpo non ebbe un nome. Nel sacrario delle Fosse Ardeatine era identificato soltanto come sarcofago numero 283. Solo grazie alle moderne tecniche genetiche si è arrivati, molti anni dopo, a restituire un’identità a quel numero. Quel nome era Marco Moscati.


Una madre che aspettava

La madre, Allegra Calò, non riconobbe il corpo del figlio tra i resti straziati. E continuò ad aspettarlo. Per anni, nei giorni delle festività ebraiche, lasciava la porta di casa aperta. Convinta che Marco potesse tornare, magari senza chiavi. Un gesto semplice, ma devastante nella sua umanità.


Una strada a Genzano, tra memoria e distrazione

A Genzano di Roma, a Marco Moscati è intitolata la strada che collega Piazza Buttaroni a Piazza dell’Annunziata. Un tratto quotidiano, attraversato da residenti, studenti, automobilisti. Una via come tante, almeno in apparenza.

Eppure dietro quel nome c’è una storia che impone rispetto. Una storia che, per anni, è stata perfino tradita da un errore. Per molto tempo, infatti, la targa riportava un cognome sbagliato: “Moscato” invece di Moscati.

Un errore macroscopico, difficile da giustificare, che ha rappresentato una ferita silenziosa nella memoria pubblica.

Solo nel 2019 si è posto rimedio a questa stortura: durante l’amministrazione guidata da Daniele Lorenzon, con la Giunta 5 Stelle, la denominazione è stata finalmente corretta, restituendo dignità al nome di Marco Moscati.

Un gesto semplice, ma necessario. Perché la memoria passa anche – e soprattutto – dall’esattezza delle parole.


Albano e il ricordo che continua

Non solo Genzano. Anche Albano Laziale conserva il ricordo di Marco Moscati, a cui è dedicato uno slargo cittadino. Proprio qui, oggi, si è svolta una cerimonia commemorativa in ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine, promossa insieme all’ANPI. Un momento collettivo, che rinnova ogni anno il legame tra territorio e memoria storica.

largo moscati

Un nome che chiede di essere ricordato

Le Fosse Ardeatine non sono solo un luogo della storia: sono un simbolo. E i 335 nomi incisi lì non sono numeri, ma vite interrotte. Tra questi c’è anche quello di Marco Moscati. Un ragazzo. Un cittadino dei Castelli Romani. Una vittima innocente.


Camminare consapevoli

La toponomastica è una mappa della memoria. Correggere un nome, intitolare una strada, fermarsi a ricordare: sono gesti che costruiscono identità. La prossima volta che attraverseremo quella via a Genzano, non vedremo solo un cartello. Vedremo una storia. E, forse, sentiremo il dovere di non dimenticare.

Una via, una storia: Nazario Sauro e quella strada di Genzano dove la memoria incrocia il presente


Castelli Notizie è anche su WhatsApp: clicca qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato, gratuitamente, sulle news più importanti del giorno.

CLICCA QUI PER CHIEDERE INFO E PRENOTARE IL TUO ARTICOLO PUBBLICITARIO SU “CN”

Più informazioni
commenta