Vuoi vedere che alla fine saranno gli antenati latini e romani a bloccare il mostro ecologico, il mega inceneritore, e con esso il partito, nutrito e trasversale, degli inceneritoristi? Di certo, a Santa Palomba l’antichità, sebbene offesa e calpestata, riemerge, parla, batte l’opacità, la mancanza di trasparenza in un brutto capitolo politico-amministrativo contemporaneo.
A dare una svolta alla vicenda del cantiere dell’inceneritore di Santa Palomba, è arrivata la Storia con la esse maiuscola: venerdì 12 giugno, gli attivisti dell’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore hanno segnalato la scoperta di una strada basolata sul cantiere dell’impianto voluto dal sindaco piddino di Roma con poteri speciali conferiti dal governo, Roberto Gualtieri.
Se non ci fossero stati i cittadini ad esercitare vigilanza attiva, a presidiare il sito quotidianamente e a denunciare presunte violazioni, chissà come sarebbero andate le cose. Di fatto il sito istituzionale di Roma Capitale in modo piuttosto laconico e senza il supporto di immagini, ha annunciato il ritrovamento durante le operazioni di scavo di una “porzione di strada basolata”, “mercoledì 10 giugno”. Date e circostanze riportate divergono dal racconto dei cittadini di guardia al cantiere, a dispetto di una palizzata alta quattro metri, di uno schermo anti-droni sull’area e di temperature proibitive.
La scoperta annunciata dal Comune di Roma ricorda un po’ quella dell’acqua calda: un mese fa, l’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore aveva lanciato ripetuti allarmi sulla presenza di basalti sul sito del cantiere, e la probabile distruzione con una parte di essi anche di un antico fontanile. Registrazioni e documenti testimoniano che Alessandro Lepidini, anima e voce dell’Unione dei Comitati, ha chiesto innumerevoli volte l’intervento delle forze dell’ordine senza ricevere risposte. Solo giovedì 11 giugno, dopo nuove sollecitazioni, sono arrivati sul posto i Carabinieri Forestali di Marino, chiamati per accertare l’interruzione della continuità idraulica del fosso demaniale ricoperto da montagne di terra.

“Del resto, è ancora pendente l’esposto denuncia fatto al ministro Giuli. Oggi l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, anche se il racconto di questi mesi è stato capace di deformare la realtà”, ha dichiarato Lepidini.
Un luogo sacro da tutelare
Che il sito di Santa Palomba non fosse idoneo per realizzare un mega impianto quale l’inceneritore, tra l’altro oggi anacronistico secondo il parere di specialisti, è noto per motivazioni non solo legate alle emergenze ambientali già presenti. Ci sono ragioni storico-archeologiche, quali la presenza di reperti la cui entità è ancora tutta da accertare. Abitanti e conoscitori del territorio l’hanno sempre saputo, ma già oltre 20 anni fa sondaggi archeologici preliminari alla realizzazione di un impianto industriale che non si fece, rilevarono la presenza di un probabile insediamento antico con arteria consolare e fontanile.
Evidentemente, anche in assenza di reati, acquistare a fini industriali un terreno, comunque pagato tre volte il costo di mercato, di cui già si sa che custodisce antichità dal valore inestimabile, significa violare un patrimonio che dovrebbe essere inviolabile. Ed è un patrimonio anche naturalistico attraversato da un fosso demaniale il cui tracciato è stato deviato.
Gli attivisti dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore da quattro anni in lotta, presidiano il sito incessantemente, specie all’indomani dell’inaugurazione ‘a sorpresa’ con vanga e caschetto del sindaco Gualtieri: le loro cronache, gli aggiornamenti, le dirette Facebook stanno raccontando una storia ben diversa da quella ufficiale. Giovedì 11 giugno, gli attivisti hanno chiamato e fatto intervenire la Forestale per verificare l’interruzione idraulica della continuità del fosso della Cancelliera. E venerdì 12 giugno, come aveva annunciato, Alessandro Lepidini, ha fatto denuncia presso il Nucleo Carabinieri Forestali di Marino.

La scoperta dell’antica strada fa affiorare con i millenni di Storia, i tanti nodi della vicenda caratterizzata, quanto meno, da decisioni calate dall’alto in assenza di trasparenza e secondo criteri predatori e di ‘razzismo ambientale’. Sulla zona tra mare e monti, probabilmente non c’è solo quella strada: forse ci sono altre arterie che la collegavano ad Alba Longa o al Monte Cavo, e chissà un santuario a un altro. Forse ci sono reperti, anche preromani, dal momento che il territorio che fu abitato dai Latini ha una storia antica ben prima di Roma. Potrebbero esserci i resti di una città, strutture funerarie, una necropoli. Forse c’è un complesso archeologico molto ampio.
Nel 2024, l’Appia, Regina viarum, è stata riconosciuta Patrimonio Unesco con grande risonanza mediatica e celebrazioni, ed è ben strano che in una sorta di schizofrenia istituzionale, mentre si decanta il patrimonio storico e archeologico dell’area puntando alla sua valorizzazione, Santa Palomba venga trattata come colonia di Roma Capitale, sia saccheggiata e devastata nel disprezzo dei suoi tesori. Ora pare che anche l’antichità chieda il conto. A Santa Palomba i lavori al cantiere si sono fermati. La palla passa alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, fermo restando che per legge per cantieri di questa entità è obbligatoria sempre la presenza di un archeologo.
La lunga notte al cantiere, manifestazione a oltranza: ‘Da qui non ce ne andremo’
Sabato 12 giugno, gli attivisti dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore hanno montato il presidio proprio di fronte al cantiere, “come abbiamo già comunicato a chi di competenza”, al chilometro 23,600 dell’Ardeatina davanti al capannone Amazon. “Da qui non ce ne andremo – l’annuncio di Alessandro Lepidini durante la diretta Facebook- questo è un giorno che segna un cambiamento di fase e ora si realizza quello che abbiamo sempre detto, ora il Parco archeologico naturalistico Ettore Ronconi diventa realtà. Oggi c’è la strada, la strada romana è venuta fuori, l’abbiamo fotografata, l’abbiamo documentata e resa fruibile e disponibile perché si veda il danneggiamento. Abbiamo chiamato in causa il procuratore Lo Voi, principalmente, ma dovranno venire qui il ministro della Cultura, anche il ministro dell’Interno, la Soprintendenza, va aperto il cantiere, va visto, devono essere accertate le responsabilità e chiarite. Cominciamo a pretendere che la legge sia uguale per tutti e soprattutto che i responsabili di questo scempio, di questo crimine ambientale, di questa devastazione comincino a pagare. E devono pagare anche per tutte le nostre notti insonni, tutto il nostro impegno e il risarcimento è questo, che Ama ed Acea se ne devono andare e si potrà ripristinare quello che chiediamo, ma prima devono pagare perché qui hanno fatto danni grossi”.
Venerdì, come atto simbolico e non solo, l’eccezionale presidio sul cantiere è andato avanti fino a mezzanotte a celebrare una giornata decisiva, lunghissima, culminata in una grande partecipazione civica. E con un annuncio: la lotta non si ferma, ma riprende e con più determinazione ancora.
Dove sono parlamentari e sindaci?
“Fin quando non vengono tutti quelli che devono venire, noi non ce ne andiamo, non pensassero che riaprono il cantiere e fanno come se nulla fosse, qui c’è una manifestazione ad oltranza, vediamo chi viene: i parlamentari della Repubblica, i sindaci: dove sono? Venissero tutti a dare una mano a chi da quattro anni sta qua. Oggi è una giornata fondamentale, oggi dobbiamo far capire a tutti che le leggi valgono per tutti poiché stanno facendo abusi, hanno distrutto una strada già al tempo e poi oggi l’hanno ritrovata, l’hanno reinterrata e l’hanno danneggiata pesantemente”.
E poi il grido: “Viva Santa Palomba libera, urlo di libertà e soprattutto di vittoria, l’avevamo detto: Santa Palomba scrive la leggenda. La salute non ha prezzo, ma ha un valore enorme, perché la salute è un diritto costituzionale, qui noi siamo a tutelare il paesaggio, l’ambiente, le future generazioni”.
La versione di Roma Capitale
Nella parte bassa della pagina di apertura del sito istituzionale del Comune di Roma si trova la notizia. Il titolo è: “Cantiere Santa Palomba, ritrovata porzione di strada basolata”. L’informazione è affiancata da una foto del cantiere con il cartonato spuntato per l’inaugurazione, un escavatore e dei camion, ma la strada romana non compare. Si legge: “Mercoledì 10 giugno, durante le operazioni di scavo al cantiere di Santa Palomba, alla presenza dell’archeologo incaricato delle attività di supervisione, è stata rinvenuta una porzione di strada basolata. Come previsto dalle normative in materia e come concordato con gli enti competenti, la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica (SS-ABAP), sono state effettuate le attività di pulizia del ritrovamento al fine di poter effettuare i rilievi del caso. Nella giornata di ieri è stato effettuato il sopralluogo della Soprintendenza, e in attesa delle relative determinazioni ed eventuali prescrizioni in quel punto del cantiere – un’area molto limitata e perimetrale – i lavori sono temporaneamente sospesi”.
Obiezioni dell’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore: ‘Bufale da Roma’
Ben altro è il racconto degli attivisti, nei tempi e nei modi: “Mercoledì 10 giugno eravamo qua e non c’erano archeologi. Scrivono che in un’area molto limitata e perimetrata, i lavori sono temporaneamente sospesi: è una notizia falsa, la strada è stata scoperta ieri 12 giugno 2026. Mettono la notizia senza neanche una foto, scrivono che la porzione è limitata, invece noi abbiamo le foto, le facciamo vedere in diretta bene, la porzione è limitata dai danni che hanno fatto, l’archeologa non c’era, hanno scavato tutto e hanno devastato tutto, hanno fatto una base di cemento. La strada è stata distrutta sia a monte che a valle, ma se c’è una strada c’è tutto il resto e ti devi fermare. Sono bufale da Roma. Siamo di fronte a un danno del patrimonio dello Stato. Ci sono altri reati di carattere penale documentati con video e foto, nonostante le paratie alte 4 metri”.
In queste ore si susseguono reazioni e commenti sui social. Un cittadino dei Castelli Romani ha così commentato la notizia sulla pagina Facebook istituzionale del comune di Roma: “Nel Colosseo, costruitevelo nel Colosseo l’inceneritore! Noi i nostri problemi già li abbiamo, anzi ancora più comodo sarebbe davanti al Campidoglio così oltre ogni potere, avete anche la supervisione delle lavorazioni a noi lasciateci in pace, grazie”.



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