Roma, svolta nella morte di Dafne Rebaudo: fermato il compagno con l’accusa di femminicidio
ROMA – Svolta nelle indagini sulla morte di Dafne Rebaudo, la 30enne precipitata dal palazzo in cui viveva a Tor Bella Monaca nella notte tra il 12 e il 13 luglio. La Polizia di Stato ha eseguito il fermo del compagno della donna, Mohamed T., 40 anni, gravemente indiziato del reato di femminicidio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del VI Distretto Casilino, la donna non sarebbe caduta accidentalmente né si sarebbe trattato di un gesto volontario.
L’ipotesi investigativa è che, al culmine di una lite avvenuta sulle scale del palazzo di via dell’Archeologia, il 40enne avrebbe spinto la compagna dalla terrazza condominiale, provocandone la morte.
Determinanti per gli investigatori sarebbero state alcune testimonianze raccolte nelle settimane successive ai fatti, le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e le incongruenze emerse nelle dichiarazioni rese dall’uomo durante gli accertamenti.
La tragedia aveva profondamente colpito il quartiere di Tor Bella Monaca, dove il corpo della giovane era stato trovato all’alba del 13 luglio ai piedi dell’edificio. In un primo momento non era stata esclusa alcuna ipotesi, compresa quella del gesto estremo, ma gli approfondimenti investigativi hanno progressivamente indirizzato le indagini verso un’ipotesi di omicidio.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del VI Municipio, Nicola Franco, che ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e rivolto un ringraziamento agli investigatori della Polizia di Stato per il lavoro svolto, sottolineando come le indagini abbiano consentito di fare luce su un caso inizialmente apparso di difficile interpretazione.
Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari. La posizione dell’uomo dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria e, come previsto dalla legge, dovrà essere accertata nel corso del processo nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.



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