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Tuscolo devastato dagli incendi, la lettera di un cittadino: «Ho un nodo allo stomaco. Non possiamo continuare così»

Dopo i devastanti incendi dolosi al Tuscolo, la lettera di un cittadino che racconta il dolore davanti al paesaggio bruciato e chiede più tutela del territorio

foto incendio tuscolo

I recenti incendi che hanno devastato il Tuscolo hanno lasciato ferite profonde in uno dei luoghi naturalistici, archeologici e paesaggistici più preziosi dei Castelli Romani. Dopo le fiamme, resta ora lo scenario annerito dei prati e della vegetazione, insieme alle domande su come proteggere maggiormente un patrimonio che appartiene all’intera comunità. I roghi sono risultati di natura dolosa, di questo ormai sono rimasti in poco a dubitarne, mentre restano da individuare i responsabili.

A Castelli Notizie è arrivata la riflessione di un cittadino che da anni frequenta abitualmente quei sentieri e che, tornando a percorrerli dopo gli incendi, ha voluto mettere nero su bianco emozioni, amarezza e interrogativi.

L’autore, è comprensibile, ha chiesto di rimanere anonimo, spiegando che ciò che conta è il messaggio, aspetto che condividiamo appieno. Pubblichiamo quindi integralmente e senza modifiche il suo contributo – avendone apprezzato il contenuto e la forma –  corredato dalle fotografie da lui stesso realizzate.


Lettera di un cittadino dopo gli incendi del Tuscolo

«Tornando dalla mia solita passeggiata serale che faccio da anni su e giù per i pendii della antica città di Tusculum, stasera ho un nodo allo stomaco e non ho appetito. 

Ho avuto per due ore davanti a me un panorama desolato e apocalittico: ettari ed ettari di prati e querce che si affacciano sulla Valle Latina, ora sono neri e puzzolenti di fumo, le querce tutte cotte dal calore rovente, i ruderi romani bruciacchiati. Solo i corvi e qualche volpe si aggirano spauriti tra i rami neri e spettrali degli arbusti bruciati, e un pesante clima di desolazione si stende tutt’intorno…e opprime il cuore.

Non ce ne rendiamo ben conto, ma abbiamo la fortuna di vivere a due passi da un vero paesaggio dell’anima, direbbe Goethe, cioè da un luogo eletto che fortunosamente assomma in sé arte, archeologia, memorie letterarie, storia e natura bellissima: un vero invidiabile teatro che è stato messo lì come fosse un dono per rigenerarci, portare i nostri bambini a conoscere la natura, correre, camminare, sgranchirci, distenderci a vedere le stelle e gioire della intensa armonia dei luoghi.

C’erano degli escursionisti che stasera ogni tanto incrociavo sui sentieri anneriti: tutti con gli stessi occhi increduli, tutti sgomenti e confusi almeno quanto me. Cosa sono ora questi luoghi del cuore? Distese di erba bruciata e alberi rinseccoliti, e così per chilometri. Sono rimasto male e non ho cenato stasera.

È vero: so che l’erba ricrescerà, qualche albero non ce la farà, ma i cicli naturali lo rimpiazzeranno, eppure la cosa che più mi amareggia stasera è la stoltezza e l’indifferenza degli umani, che da decenni assistono a queste puntuali devastazioni (quella di quest’anno però non me la ricordo così feroce) e non fanno assolutamente nulla.

Eroi i vigili del fuoco, le protezioni civili, le autorità dell’emergenza, ma anche i semplici volontari: l’Italia ne ospita una grande ed eletta schiera. Ringrazio devotamente ciascuno di loro per l’esempio di vero sacrificio e senso civico mostrato, e non è solo per lo stipendio credetemi: le ho viste in viso, queste sono proprio persone eccellenti e generose. Che non si risparmiano se c’è da salvare anche un solo grande albero.

foto incendio tuscolo

Mi avvilisco con le amministrazioni, con la solita politica, con le solite ipocrite chiacchiere del momento, che al di là delle buone intenzioni istituzionali non smuovono neanche un mm della realtà esistente, muovono solo un po’ d’aria davanti la bocca, ma dopo due settimane tutto ritorna esattamente come prima.

Mi dico. Indaghiamo i segreti subatomici, sappiamo interrogare computer potentissimi che ci sfornano ogni risposta immaginabile in pochi secondi, abbiamo quasi tecnologie da Star Trek, eppure…non riusciamo a isolare due piromani con gli inneschi dentro lo zainetto, usando deterrenti reali e impedir loro di trasformare in due giorni un giardino dell’eden in una triste landa bruciata. Ogni santo anno.

Cui prodest? A chi giova tutto ciò?

Non è arrivato il tempo – evolutivo e della coscienza collettiva – in cui chi devasta il bene più prezioso che abbiamo, la Natura (miracolosamente rimasta ancora integra attorno alle nostre congestionatissime città), venga perseguito…ma ancor prima, scoraggiato dal fare quel che fa?

I sentieri di Tuscolo, con le erbe e i fiori, i panorami amplissimi che aprono il respiro, qualche agile rapace sopra la testa, la gran quiete e il profumo della ginestra, non appartengono anche a ciascuno di noi? Perché non sentiamo che un atto così egoistico ruba qualcosa anche a ognuno di noi cittadini e persone? Non dovremmo farci sentire?

foto incendio tuscolo

Perché – invece – ho il timore che oggi sia solo scattato il timer che suonerà a luglio/agosto 2027 con l’ennesima serie ravvicinata e pianificata di altri roghi distruttori?

Voglio scacciare i brutti pensieri: questa sera voglio credere nella parte buona della gente e della politica, quella che riesce a capire che occorre davvero fare qualcosa: il pianeta è surriscaldato, in molti sensi purtroppo, e a tutti noi è richiesto di fare anche una piccola, ma importantissima parte.

Non regaliamo il nostro futuro agli scellerati e agli indifferenti.

La terra è la nostra casa comune. Solo se questa casa la amiamo sul serio, ne trarremo benefici incalcolabili. Esteriori ed interiori.

Ne sono certo: solo così ci salveremo».

Un semplice cittadino camminatore, amante del verde e dell’Italia

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