Quando una persona è realmente in pericolo deve continuare a chiedere aiuto senza alcuna esitazione. Ma chi provoca volontariamente, o attraverso un comportamento gravemente imprudente, una situazione tale da rendere necessario l’intervento della Guardia di Finanza potrà essere chiamato a sostenere i costi del soccorso.
È questo il principio al centro delle nuove regole per gli interventi effettuati dalla Guardia di Finanza, illustrate proprio oggi, mercoledì 19 agosto, dal Corpo. Un tema destinato inevitabilmente a far discutere, soprattutto nel pieno dell’estate, quando escursioni, attività in montagna, uscite in mare e iniziative all’aria aperta possono determinare un aumento delle richieste di intervento.
La precisazione più importante va fatta subito: non viene introdotto un pagamento generalizzato dei soccorsi. Chi si trova in pericolo, o ha ragione di ritenere che un’altra persona possa esserlo, deve chiamare i soccorsi senza perdere tempo.
Le nuove disposizioni puntano invece a responsabilizzare chi, con comportamenti particolarmente imprudenti o attraverso richieste prive di una reale necessità, finisce per mettere in moto una macchina del soccorso complessa e costosa.
Soccorsi da pagare: quando può accadere
Il principio indicato dalla Guardia di Finanza è chiaro: chi provoca volontariamente o con un comportamento gravemente imprudente una situazione che rende necessario il soccorso dovrà sostenerne i costi.
Lo stesso criterio viene applicato a chi richiede un intervento senza una reale necessità o senza un giustificato motivo.
Non basta dunque il semplice fatto di essere stati soccorsi per ricevere successivamente una richiesta di pagamento. La discriminante è rappresentata dalle circostanze che hanno determinato l’emergenza e dalla condotta tenuta.
Ed è proprio su questo punto che la Guardia di Finanza invita a non fraintendere la portata delle nuove regole.
Nessuno dovrà avere paura di chiamare i soccorsi
Il rischio di un messaggio del genere potrebbe infatti essere quello di indurre qualcuno a esitare prima di chiedere aiuto per paura di ricevere successivamente il conto.
Non è questo l’obiettivo e non è questo il funzionamento delle nuove disposizioni.
Chi si trova in una situazione di pericolo oppure teme concretamente per l’incolumità di un’altra persona deve continuare a chiedere immediatamente aiuto. In una vera emergenza anche pochi minuti possono fare la differenza e l’introduzione delle nuove regole non modifica questa priorità.
Prima si salva la persona, poi si accertano le responsabilità
Altro aspetto fondamentale è che l’eventuale pagamento non sarà automatico e non verrà certamente valutato mentre è in corso l’emergenza.
La priorità assoluta resterà il soccorso. Soltanto una volta concluse le operazioni potranno essere ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l’intervento, verificando se ricorrano o meno le condizioni previste per addebitare i relativi costi.
In altre parole: prima si interviene e si mette in sicurezza chi ha bisogno, poi si stabilisce cosa sia realmente accaduto.
Elicotteri, aerei, droni, unità navali e uomini specializzati: cosa significa mettere in moto i soccorsi
La Guardia di Finanza concorre al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre istituzioni militari e civili.
Il Corpo può essere chiamato a operare in mare, in montagna, nelle aree difficilmente raggiungibili e in occasione di calamità naturali o altre situazioni di emergenza.
A seconda delle necessità possono essere impiegati militari specializzati, unità cinofile, automezzi, elicotteri, aerei, droni e unità navali.
Una singola operazione di ricerca può quindi coinvolgere numerose persone e mezzi e protrarsi anche per molte ore.
Ed è proprio questo uno degli aspetti sui quali si fonda la nuova impostazione.
Una chiamata ingiustificata può sottrarre uomini e mezzi a chi rischia davvero
Dietro l’arrivo di un elicottero o di una squadra di soccorso non c’è soltanto un costo economico. C’è soprattutto un problema di disponibilità delle risorse.
Mentre uomini, mezzi aerei o unità specializzate sono impegnati in una ricerca provocata da una richiesta ingiustificata, potrebbe infatti verificarsi altrove un’emergenza reale nella quale quelle stesse risorse sarebbero necessarie.
È questo probabilmente il significato più importante delle nuove disposizioni: una richiesta di soccorso effettuata con leggerezza non è mai priva di conseguenze. Non soltanto per chi la effettua, ma potenzialmente anche per altre persone.
Il messaggio della Guardia di Finanza: chiedere aiuto quando serve, non abusare dei soccorsi
L’obiettivo dichiarato non è quindi quello di trasformare il soccorso pubblico in un servizio a pagamento. Al contrario, il principio rimane quello di garantire la massima capacità di intervento a chi si trova realmente in difficoltà.
Le nuove regole mirano però a porre un argine alle richieste prive di concreta motivazione e alle situazioni determinate volontariamente o attraverso comportamenti gravemente imprudenti.
Un principio che può essere riassunto in poche parole: chi ha bisogno deve chiamare, e deve farlo subito. Chi invece mette in moto senza motivo o per grave imprudenza una complessa macchina dei soccorsi deve sapere che quella scelta può avere anche conseguenze economiche.
Perché dietro ogni elicottero che decolla, ogni unità navale che prende il mare e ogni squadra che parte per una ricerca ci sono risorse pubbliche, professionalità e uomini e donne che, nello stesso momento, potrebbero essere chiamati a salvare un’altra vita.



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