Un mese fa era stata trovata fortemente debilitata, con un amo da palamito agganciato alla bocca, una lenza e una tanica galleggiante che le impedivano di immergersi e alimentarsi normalmente. Ora è tornata dove appartiene. Davanti agli occhi dei bambini dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la giovane Caretta caretta soccorsa nelle acque di Maccarese ha raggiunto il mare e, senza esitazioni, è scomparsa tra le onde.
Una storia di salvataggio e speranza che ha avuto il suo epilogo sulla spiaggia di Palidoro, sul litorale romano. Prima di lasciarla andare, i piccoli pazienti del Bambino Gesù e le loro famiglie hanno avuto anche un compito speciale: scegliere il nome della tartaruga. La scelta è caduta su Fortuna.
Ad accompagnarla sulla battigia, nella mattinata di lunedì 31 agosto, anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, insieme al comandante della Capitaneria di Porto di Roma Fiumicino Emilio Casale, al presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Tiziano Onesti e ai rappresentanti delle realtà che hanno partecipato al recupero e alle cure.
Un mese di cure: Fortuna ha aumentato il peso del 23%
Dietro quelle poche decine di metri percorse sulla sabbia c’è stato un mese di lavoro. Fortuna era stata recuperata il 30 luglio nelle acque di Maccarese, dopo la segnalazione di un cittadino e l’intervento della Guardia Costiera, e trasferita al Centro di Primo Soccorso per le tartarughe marine ospitato a Zoomarine.
Quando era arrivata pesava appena 2.080 grammi. Al momento del rilascio aveva raggiunto i 2.560 grammi, guadagnando quasi un quarto del proprio peso.
«Quando è arrivata era fortemente debilitata, aveva un’infezione importante ed è plausibile che fosse rimasta per circa due settimane con un amo da palamito agganciato alla bocca, collegato a una lenza e a una tanica galleggiante, che non le permettevano di immergersi e alimentarsi correttamente», ha spiegato Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine.

Dopo la rimozione dell’amo e il trattamento dell’infezione, i veterinari si sono concentrati sul recupero alimentare della tartaruga, iniziando con interiora di aringa facilmente digeribili e passando poi progressivamente al pesce intero, fino a stimolarla a inseguire il cibo nella vasca.
I risultati hanno permesso il ritorno in libertà: Fortuna è tornata a nuotare con forza e i parametri clinici sono rientrati nella normalità.
Ha appena 3-5 anni: davanti a lei una vita ancora lunghissima
C’è un altro particolare che rende il salvataggio particolarmente significativo. Fortuna è una tartaruga giovanissima, con un’età stimata tra i 3 e i 5 anni.
Per la Caretta caretta la maturità riproduttiva arriva infatti molto più avanti, generalmente intorno ai 20-30 anni di età. Restituire al mare un esemplare così giovane significa quindi concedergli la possibilità di attraversare ancora gran parte del proprio ciclo vitale e, in futuro, contribuire alla riproduzione della specie.
Un momento che ha assunto un significato ancora più intenso per la presenza dei piccoli pazienti del Bambino Gesù.
«Veder tornare in mare una giovane tartaruga marina è un’emozione autentica, resa ancora più forte dalla presenza dei piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù», ha dichiarato Francesco Rocca.

Il presidente della Regione Lazio ha definito quella di Fortuna «una piccola-grande storia di speranza e di futuro», sottolineando come la tutela del mare e della biodiversità del litorale laziale sia «una responsabilità che riguarda tutti noi».
«Guardando questa piccola Caretta caretta scomparire tra le onde – ha aggiunto Rocca – abbiamo avuto davanti agli occhi una delle immagini più semplici e più belle della speranza. E non è un caso che i bimbi abbiano scelto di chiamarla Fortuna».
Prima del rilascio raccolti quattro grandi sacchi di plastica
Il ritorno in mare della tartaruga non resterà un episodio isolato. Openature Foundation, ente di ricerca e conservazione di Zoomarine, ha infatti aderito al progetto di citizen science “Adotta una Spiaggia” del WWF Italia, scegliendo proprio il tratto di costa di Palidoro.
Prima della liberazione di Fortuna, il team ha raccolto sulla spiaggia quattro grandi sacchi di rifiuti in plastica. Il materiale verrà pesato e classificato e i dati saranno successivamente trasmessi al WWF.
«Ripulire un tratto di costa frequentato dalle tartarughe marine significa tutelare direttamente il loro habitat», ha spiegato Valentina Isaja, direttrice scientifica di Openature Foundation. La riduzione dei rifiuti consente infatti non soltanto di limitare la plastica che raggiunge il mare, ma anche di tutelare le dune, potenziali aree di deposizione.
Il luogo scelto per la liberazione si trova inoltre a pochi chilometri dal punto in cui Fortuna era stata recuperata.
Dal cittadino che l’ha vista alla Guardia Costiera: la catena che l’ha salvata
La storia di Fortuna dimostra anche quanto possa essere decisiva una segnalazione tempestiva.
«La presenza e la salute delle tartarughe marine ci dicono molto anche sulla qualità dell’ambiente in cui vivono e tutelarle significa contribuire alla salvaguardia dell’intero ecosistema», ha ricordato il comandante Emilio Casale.
In questo caso la catena ha funzionato: un cittadino ha notato l’animale in difficoltà, la Guardia Costiera è intervenuta e le strutture specializzate hanno potuto curarlo fino alla completa riabilitazione.
Poi l’ultimo tratto, forse il più bello: pochi metri sulla sabbia di Palidoro, l’acqua davanti e il mare aperto.
Fortuna non si è voltata. È entrata tra le onde e ha ripreso il largo.



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