Una gigantesca nuvola di polvere visibile a chilometri di distanza. Se il 10 maggio 1626 vi foste trovati su un’altura a Castel Gandolfo, avreste visto un polverone sollevato dai cavalli della carrozza papale, in viaggio dall’Appia verso il borgo, con il corteo di Urbano VIII, al secolo Maffeo Vincenzo Barberini, primo Pontefice a villeggiare a Castel Gandolfo.
Non sarà ricostruito il polverone, ma poco ci manca domenica 6 settembre, quando si svolgerà la prima rievocazione storica dedicata all’anniversario dei 400 anni dalla prima residenza estiva papale nel borgo.
L’iniziativa della Città di Castel Gandolfo cade in occasione della festa dedicata al patrono San Sebastiano. L’evento è organizzato dal sindaco Alberto De Angelis, con gli assessori Tiziano Mariani e Francesca Barbacci Ambrogi, il parroco don Tadeusz Rozmus della Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova e Monsignor Vincenzo Viva della Diocesi di Albano, e il contributo del Borgo Laudato Si’.
La ricerca storica è stata affidata a Luciano Mariani, mentre per la ricostruzione dei costumi di foggia seicentesca è stata coinvolta Rita Rufo, volto noto dell’Associazione Arte e Costumi Marinesi.
Studio e ricerca in nome della fedeltà storica, l’itinerario del corteo
L’idea iniziale di realizzare una rievocazione dell’arrivo del primo papa, si deve a Luciano Mariani, storico locale, instancabile animatore culturale, consapevole del valore di una scadenza eccezionale: i 400 anni della presenza papale a Castel Gandolfo, data che merita una celebrazione speciale.
E così è stato avviato un tavolo di lavoro che ha messo insieme amministrazione comunale, Diocesi di Albano, Parrocchia Pontificia e la ricerca storica a cura di Luciano Mariani. Nel corso di questa operazione è poi nata la collaborazione con Rita Rufo dell’Associazione Arte e Costumi Marinesi che da anni realizza il corteo storico a celebrare il ritorno di Marcantonio Colonna dopo la battaglia di Lepanto.

Una garanzia ulteriore di scrupolo filologico, attenzione al dettaglio e volontà di dare all’iniziativa un fondamento scientifico. Mariani ha infatti consultato le cronache dell’epoca per dare all’iniziativa un risalto storico, prima ancora che spettacolare.
“Ci tenevo soprattutto che l’evento fosse in carrozza, come in carrozza arrivò Urbano VIII, e con il crocifero a cavallo in testa. Il percorso del corteo partirà dal terminal bus di piazzale Pertini e si svolgerà in primis lungo il corso principale, poi si attenderà l’arrivo del ‘Papa’ davanti al Palazzo Pontificio. Carrozza e cavalli saranno forniti dalla collezione del Museo Carrozze Antiche della famiglia Appolloni. Ci saranno due priori nominati dalla Camera Apostolica del Papa, scelti tra le persone più importanti del paese. Passerà sotto l’arco: nella carrozza ci saranno il Papa, il cocchiere e un altro personaggio”, riferisce Mariani.
Nella realtà storica, il corteo del Papa era composto da 150 personaggi. Domani i figuranti saranno circa 30. “Nella sala comunale, con l’apporto di Rita Rufo, indosseremo gli abiti preparati su misura, le scarpe e avremo acconciature del tempo per trasformarci principi, marchesi, baroni, conestabili, alti dignitari di corte”, aggiunge Mariani che sarà un priore.

Da piazza della Libertà, il corteo papale sfilerà su via Roma, a piazza Cavallotti e lungo corso della Repubblica, per tornare infine sotto il Palazzo Pontificio.
“L’organizzazione prevede che, all’arrivo della carrozza con il Papa, il priore, che sarei io, faccia gli ossequi e la nobiltà si ponga intorno. Quindi, come è nei fatti storici, il Papa farà un piccolo discorso, fedele a quello dell’epoca ma di poche parole, e annuncerà il matrimonio tra suo nipote, Taddeo Barberini, e la figlia di Filippo Colonna, Anna, che segna la fusione tra le due famiglie in funzione strategica. Un matrimonio che sarà celebrato l’anno successivo con grandissimo sfarzo – racconta Mariani – Si tratta di un capolavoro politico del pontificato di Urbano VIII, con l’approvazione della Corona Iberica. Infatti, qualche anno dopo, Taddeo Barberini acquisisce i terreni nei pressi di Castel Gandolfo, dove il palazzetto del conte Visconti di Modrone diventa Villa Barberini, e dopo i Patti Lateranensi trasformata in Villa pontificia”, conclude. Tutto torna: Villa Barberini è stata durante la scorsa stagione, primo anno del suo pontificato, la residenza estiva di Papa Leone XIV.
Dal 1626 sono 17 i Papi che finora hanno scelto di soggiornare a Castel Gandolfo.

“Ecco perché in aula consiliare – spiega ancora Mariani – abbiamo installato 17 pannelli in riferimento a questi 17 Papi, con il supporto della Diocesi e la mia consulenza”.
Un fastoso corteo in carrozza in arrivo da Roma visibile a distanza, accolto da campane e mortaretti
Il 1626 è l’anno in cui Urbano VIII inaugura la residenza estiva dei Pontefici a Castel Gandolfo dando inizio alla tradizione del fastoso corteo con cui il Papa e la corte pontificia lasciano l’insalubre e afosa Roma per immergersi nella frescura estiva del borgo.
La partenza del Papa da Roma non passa certo inosservata. All’alba del 10 maggio, come raccontato dallo storico Mariani, i romani vengono svegliati di soprassalto dai botti dei cannoni a salve, sparati direttamente dalle fortificazioni per annunciare il viaggio del Pontefice, direzione Castelli Romani.
Il monumentale corteo che i contemporanei chiamano scherzosamente ‘treno pontificio’, sebbene la ferrovia sia ancora da inventare, si raduna davanti al Palazzo del Quirinale.
Il viaggio non è proprio semplicissimo. Il Papa sale a bordo di una sfarzosa carrozza trainata da sei cavalli, seguito da una delegazione di nobili, confessori e segretari. Il protocollo prevede che a fare da apristrada sia il crocifero a cavallo che regge la croce papale. La delegazione indossa il caratteristico abito corto da viaggio, più pratico per affrontare accidentate strade di campagna se non boschi impervi. Tra i viaggiatori, c’è anche il medico segreto del Papa che ne monitora la salute. In tempi in cui non esistono autogrill anche il vicario di Cristo deve arrangiarsi. “Non conosciamo l’ora di arrivo, ma il corteo impiega circa mezza giornata e fa due soste. La prima sull’Appia, in corrispondenza della tenuta dei conti Marescotti, dove fa una colazione; la seconda a Frattocchie. Da Porta San Giovanni fino ai Castelli, all’epoca non c’è nulla, non ci sono neanche i briganti tanto è selvatico tutto”.

La fermata di Frattocchie, a Villa Serena, segna il momento decisivo per capire che il Papa, con 150 personaggi al seguito, sta per arrivare.
I priori, insieme alle autorità locali e ai cittadini di Castel Gandolfo, si sono infatti arrampicati sulle alture del borgo e quando vedono un polverone avanzare, capiscono che il ‘treno’ si avvicina. Non segnali di fumo, dunque, ma ‘di polvere’, segnalano l’arrivo prossimo.
“A quel punto, le campane iniziano a suonare a festa, gli abitanti cominciano a sparare mortaretti in segno di esultanza”.
Questo è il benvenuto al Papa. Ma non è tutto. “Del corteo in viaggio da Roma fanno parte anche cuochi, bottiglieri e vettovaglie che vanno avanti perché devono preparare non meno di dieci portate”.
Dalla Rocca di Gandolfo al Palazzo Apostolico
Le cronache dell’epoca raccontano che, una volta varcate le porte del vecchio castello, allora non ancora ampliato dall’architetto Carlo Maderno, il Papa si riposi dal viaggio.
Quello stesso giorno, per sancire l’ufficialità della sua nuova dimora, firma i primi documenti apponendo di suo pugno la dicitura latina ‘ex arce Gandulphi’, dalla rocca di Gandolfo.
Da quel momento, l’antico castello feudale diventa Palazzo Apostolico.
Urbano VIII sceglie di non soggiornare in strutture private perché ritiene che i papi debbano villeggiare in palazzi propri. Conosciamo il viaggio da Roma a Castel Gandolfo e le prime ore del Papa nel borgo per merito dei diari di viaggio dei cronisti papali e di testi storici quale il celebre saggio I Papi in Campagna di Emilio Bonomelli, dal 1930 al 1970 direttore delle Ville Pontificie.

IL legame tra i pontefici e Castel Gandolfo grazie al ‘Papa poeta’
Il legame tra i pontefici e Castel Gandolfo nasce proprio grazie a Urbano VIII. Già da cardinale frequenta la zona, convinto che l’aria del lago sia tra le più salubri dei Castelli Romani. Una volta eletto Papa, trasforma l’antico castello feudale dei Gandolfi affidando grandi lavori di ampliamento all’architetto Carlo Maderno.
Prima di allora, la presenza pontificia si è limitata a una modesta abitazione ricavata all’interno del cinquecentesco Torrione di Porta Romana.
A Castel Gandolfo, si circonda dei più grandi talenti del suo tempo: accoglie artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini con cui passeggia lungo sentieri alberati affacciati sul lago Albano per discutere i dettagli delle opere della Basilica di San Pietro. La sua permanenza diventa, quindi, occasione non solo di riposo, ma di intensa vita culturale.
Durante il suo lungo pontificato, durato 21 anni, dal 1623 al 1644, Urbano VIII si distingue per essere un grande mecenate, umanista e poeta, tanto da essere ricordato anche con il soprannome di ‘Papa poeta’.

La giornata ‘metodica’ a Castel Gandolfo di Urbano VIII e di Leone XIV
Fin dall’inizio del suo soggiorno, Urbano VIII inaugura quella che i cronisti definiranno ‘giornata metodica’ perché contraddistinta da una precisa routine. Al mattino presto si dedica agli affari di Stato, riceve ambasciatori e delegazioni, si intrattiene con i suoi segretari. Il pomeriggio è invece tutto riservato all’otium: passeggiate a piedi e a cavallo nei boschi circostanti e lungo i sentieri affacciati sul lago, spesso in compagnia di poeti con i quali compone versi in latino.
“Qui ha trovato pace, ci ha trascorso 11 anni, spesso andando a cavallo”, racconta Mariani, formidabile memoria di luoghi e presenze.
A distanza di quattro secoli, la giornata metodica è prerogativa anche di Leone XIV che ha trovato a Castel Gandolfo un rifugio settimanale, e non diversamente da Urbano VIII, va a cavallo. In più gioca a tennis e nuota.
Passato e presente si ricongiungono, ed ora la rievocazione storica suggella l’identità unica di un luogo unico al mondo.








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