Due presenze importanti hanno caratterizzato la mattinata di sabato 3 ottobre 2026 a Marino: quella del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e quella dell’Assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini in occasione della 102^ Sagra dell’Uva nel pieno dei suoi festeggiamenti.
Il Ministro, insieme all’Assessore della Regione Lazio, accompagnato dal Sindaco Stefano Cecchi, dagli Assessori e dai Consiglieri Comunali, dal presidente del Parco dei Castelli Romani Ivan Boccali e dal Presidente della Coldiretti Lazio e Vice Presidente nazionale David Granieri, ha visitato gli stand della Coldiretti in Viale Massimo D’Azeglio intrattenendosi con gli operatori commerciali e con i cittadini dirigendosi poi verso l’ex Mattatoio comunale in Via Garibaldi dove, atteso dalle Forze dell’Ordine locali e territoriali e da numerosi cittadini, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione della struttura completamente riqualificata.
“Per me è un onore grandissimo rientrare in questo spazio alla presenza del Ministro Lollobrigida che ha voluto onorarci della sua presenza – ha detto il Sindaco Stefano Cecchi visibilmente soddisfatto -. Un grazie anche all’Assessore regionale Righini, che si sta impegnando tanto in questi anni per il territorio e al Presidente della Coldiretti David Granieri”.

Il Sindaco ha ricordato con affetto il luogo che frequentava già da ragazzo perché oltre agli spazi per la macellazione c’era l’Ufficio del Veterinario ed un Canile, come ha testimoniato la vedova del custode del Mattatoio Alessandra Nicolini, 92 anni, che ha vissuto lì fino al 1985 circa con la sua famiglia e che ha visitato i nuovi locali con stupore e ammirazione, accompagnata dalla nipote.
“Siamo qui per inaugurare un luogo che è stato ristrutturato, curato che un tempo svolgeva un’attività importante, quello della macellazione, ma che oggi interpreta un altro ruolo e una nuova suggestione: quello della presentazione dei grandi prodotti del nostro territorio, perchè ospita un Convegno sulla Ciambella al Mosto sulla quale l’Assessore Righini che sta lavorando per l’IGP, l’Indicazione Geografica Protetta e lo ringrazio per questo”, sono le parole del Ministro Francesco Lollobrigida.
“Voglio sottolineare – aggiunge il Ministro – che il Lazio è l’unica Regione in Italia nella quale l’Assessore al Bilancio cura anche l’Agricoltura, perché volevamo che il portafoglio fosse vicino alla spesa per dare un sostegno al nostro settore primario e la differenza si nota e si vede sia nell’ aver riordinato una regione che era stata lasciata nel caos a causa dei debiti sanitari, è un fatto oggettivo, ma anche per aver utilizzato bene le risorse nei momenti di emergenza dovuti alla situazione geopolitica internazionale che fa aumentare i prezzi del carburante, dei fertilizzanti. Da parte nostra cerchiamo di mettere tutte le risorse disponibili a favore dei cittadini per cercare di alleviare delle criticità. Si parla tanto di gasolio agricolo: nel Lazio grazie all’intervento della Regione e del Governo nazionale e con il coinvolgimento del sistema delle imprese come ENI, o altri che hanno aderito, il gasolio agricolo riuscirà a scendere a meno di un euro al litro rispetto al prezzo di vendita del gasolio”.
Il ministro ha anche annunciato di aver conferito alla Città di Marino il titolo di Ambasciatore della cucina italiana al patrimonio UNESCO. “Il Governo precedente aveva rifiutato la candidatura al Comitato promotore dicendo che la cucina non è cultura. La cucina per noi è tutto” ha concluso il Ministro Lollobrigida..
L’opera ha visto la riqualificazione di circa 1000 mq. ivi comprese le 6 ex celle di mattazione, trasformate in sale polifunzionali, ma con la memoria storica conservata grazie alla carrucola ben visibile e le travi dove venivano appesi gli animali per essere macellati, oltre a due sale per usi socio-culturali nel nuovo edificio ricavato di fronte al vecchio, dove c’era una tettoia che ospitava gli animali prima di essere abbattuti alle quali si aggiunge la palazzina a due piani (ex casa del custode) che sarà utilizzata per uso ufficio.
I lavori sono costati complessivamente circa 2 milioni e mezzo di euro finanziati con i fondi del PNRR per un milione e 980 mila euro e per più di 600 mila euro da fondi comunali.
La progettazione è stata affidata allo Studio del Prof. arch. Luciano Cupelloni ed i lavori sono stati eseguiti dalla ditta COGERP srl di Alberto Ricci di Roma in poco più di due anni.
Il RUP è stato il Dirigente Area V del Comune di Marino arch. Michele Gentilini con il supporto dell’ing. Anna Pietrantonio.

Ed è proprio all’architetto Michele Gentilini che abbiamo chiesto di ripercorrere la genesi del progetto che ha consentito di restituire alla città uno spazio polivalente destinato ad assumere un ruolo importante nella vita culturale e sociale di Marino.
Tra le prospettive già annunciate dall’Amministrazione comunale c’è anche quella di realizzare al suo interno un’Enoteca comunale: un luogo nel quale degustare il vino del territorio, promuovere iniziative culturali, organizzare serate a tema, corsi per sommelier e altre attività legate alla valorizzazione delle eccellenze locali, come anticipato pubblicamente dall’assessore alle Attività Produttive Rinaldo Mastantuono.
“Il progetto nasce da una richiesta di finanziamento presentata dalla precedente Amministrazione comunale sulla base di uno studio derivato dalla tesi di laurea di una studentessa dell’Università Roma Tre – ha spiegato l’architetto Gentilini –. Quell’impostazione era però in buona parte diversa dalla sistemazione che vediamo oggi. L’obiettivo di restituire alla città uno spazio destinato ad attività culturali e collettive era già presente, ma il progetto prevedeva anche la realizzazione di un piano interrato, con accesso da via Bellini, destinato a parcheggi”.
Un’ipotesi suggestiva, ma rimasta sostanzialmente sulla carta. “Si trattava di un’impostazione tipica di una tesi universitaria: un’idea certamente interessante e affascinante, ma che in fase esecutiva è stata accantonata. Una volta ottenuto il finanziamento, è iniziata la vera attività progettuale”.
A quel punto si è scelto di affidare il recupero dell’edificio a una figura di grande esperienza nel campo del restauro.
“Personalmente ho deciso di non procedere con una gara per l’affidamento della progettazione e del restauro, ma di individuare uno dei professionisti più qualificati del settore: il professor architetto Luciano Cupelloni, già docente di Tecnologia delle Costruzioni alla Sapienza di Roma, autore, tra gli altri, del restauro di gran parte del Mattatoio di Testaccio e impegnato anche nel recupero delle strutture dello stadio di Firenze realizzate da Pier Luigi Nervi. Un restauratore nel senso più pieno del termine”.
Da lì è partita un’approfondita analisi del complesso, con l’obiettivo di recuperare quanto più possibile dell’edificio originario, adattandolo però a funzioni completamente nuove.
“La filosofia dell’intervento è stata proprio questa: conservare tutto ciò che poteva essere recuperato e, allo stesso tempo, rendere quegli spazi compatibili con un utilizzo contemporaneo. In una delle sale, per esempio, è stata mantenuta la carrucola con cui veniva azionata la catena alla quale venivano appesi gli animali. Sono elementi che raccontano la funzione originaria dell’edificio e che abbiamo ritenuto importante preservare”.
Il recupero, tuttavia, ha richiesto anche interventi molto profondi.
“La parte delle vecchie celle era completamente priva di copertura e si è quindi dovuto decidere come ricostruirla, quale pavimentazione utilizzare e in che modo integrare le nuove strutture con quelle esistenti. Anche per la parte scoperta bisognava trovare una soluzione che richiamasse, senza imitarla, la vecchia tettoia utilizzata per ospitare gli animali prima della macellazione”.
La scelta è ricaduta su una struttura volutamente più leggera rispetto al fabbricato storico.
“Abbiamo optato per una struttura in metallo, con tamponature in muratura e vetro, proprio per evitare che il nuovo edificio entrasse visivamente e architettonicamente in competizione con quello originario”.
Particolare attenzione è stata dedicata anche agli aspetti di tutela. Essendo il manufatto da oltre settant’anni di proprietà pubblica, infatti, rientra tra gli immobili sottoposti alle disposizioni del Codice dei Beni culturali, con la conseguente necessità di ottenere le autorizzazioni della Soprintendenza per ogni intervento.
“Il progetto è stato quindi sviluppato in costante confronto con i funzionari della Soprintendenza, sia per le opere di restauro vero e proprio sia per la realizzazione delle nuove strutture”.


Un lavoro accurato ha interessato anche le murature esterne.
“Nel corso dei decenni l’edificio aveva subito numerosi interventi di manutenzione e gran parte delle pareti era stata ricoperta con intonaci cementizi. Questi sono stati completamente rimossi e sostituiti con intonaci a calce, realizzati secondo tecniche più coerenti con quelle originarie”.
Accanto al recupero storico e architettonico è stato effettuato anche un importante intervento di consolidamento strutturale e sismico.
2Le murature dovevano garantire un adeguato livello di sicurezza. Per questo sono state adottate tecniche specifiche, come gli intonaci armati, cercando di realizzare interventi il meno invasivi possibile ma in grado, allo stesso tempo, di assicurare una risposta adeguata in caso di evento sismico”.
I lavori hanno infine interessato anche il piazzale e il muro di contenimento verso via Bellini.
2Il piazzale era costituito in gran parte da terreno di riporto e la nuova struttura avrebbe esercitato un peso significativo, con il rischio di trasmettere spinte sul muro di contenimento sottostante. Per questo è stato realizzato un sistema di palificazione che consente di scaricare verticalmente il peso della struttura, evitando sollecitazioni sul muro”.
Anche quest’ultimo è stato oggetto di interventi di consolidamento e ripristino, con la chiusura delle fessurazioni esistenti.
Un lavoro complesso, dunque, nel quale restauro, sicurezza strutturale e nuove funzioni sono stati chiamati a convivere, con l’obiettivo di conservare la memoria dell’antico Mattatoio e, allo stesso tempo, restituirgli una nuova vita al servizio della città.
A seguito dell’inaugurazione i rinnovati locali hanno ospitato la conferenza stampa sulla Ciambella al Mosto di Marino e sull’imminente sagra celebrativa.







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