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Marino, 10 aprile “L’Ora Maria Dolente” alla Sala Teatro Vittoria – Villa Desideri - Castelli Notizie
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Marino, 10 aprile “L’Ora Maria Dolente” alla Sala Teatro Vittoria – Villa Desideri

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Domenica 10 aprile, alle ore 18, nella Sala Teatro Vittoria – Parco Villa Desideri di Marino, la compagnia “La Paranza” APS, in collaborazione con Artemista Associazione Culturale, presenta “L’Ora Maria Dolente – Voci delle Passioni tra Sacro e Popolare”, una rappresentazione pubblica, teatralizzata e musicata.

Con questo appuntamento si vuole portare e raccontare con gesti, parole, canto e musica le ultime ore del Cristo nelle Laudi come nello Stabat (colto e popolare), per così fondere le tradizioni al suono di fiati, voci e tamburi che scandiscono l’orologio della Passione accompagnando a passo lento nel Mistero del Venerdì Santo.

10 € è il costo del biglietto di ingresso. Per info e prenotazioni è possibile contattare l’indirizzo e-mail salateatrovilladesideri@gmail.com e il numero di telefono 335412007.

“In quasi tutti i paesi meridionali – scrive Lombardi Satriani in ‘Il silenzio, la memoria e lo sguardo’ –  la visita al Sepolcro, la veglia in Chiesa, la processione con la croce al Calvario, quella con il Cristo deposto dalla Croce, raffigurato con le piaghe sanguinanti, si svolgono contrassegnate da antichi canti popolari o chiesastici popolareggianti, nei quali si afferma la propria colpa, la propria condizione di peccatori e, quindi la propria corresponsabilità nei patimenti e nella morte del Cristo; e in Lui si piange la morte, quale ognuno ha sperimentato nel dolore per la perdita delle persone care. Nel quadro di questa religione popolare, solcata decisamente dall’ideologia della colpa, della penitenza, della necessità della sofferenza e del sacrificio per il superamento del male e della propria condizione di peccatori e, quindi, di portatori puntuali del male, ogni anno la cultura folklorica presentifica un modello di Dolore e Riscatto. Uscire in strada a cantare la penitenziale è un’emozione che non si può dire, un modo unico per stare con Cristo sofferente e raccogliersi in preghiera”.

C’è un rapporto fortissimo, come una perdizione che viene dall’anima, che lega da sempre gli uomini e le donne a questo rituale. È qualcosa che ha a che fare, certo, con la tradizione, ma non solo. C’entra anche un senso vero di appartenenza alle proprie radici, alla propria terra, per cui sono in tanti, per esempio, quelli che, pur vivendo lontano, non possono fare a meno di tornare nel periodo della Settimana Santa e uscire a cantare nei giorni e le notti del Giovedì e del Venerdì Santo. E una volta tornati, basta un niente per riconoscersi dentro l’atmosfera densa dei riti e delle mille cose da fare. Per ritrovarsi in pieno dentro la tradizione, ai giorni della Pasqua e dei battenti. Basta, per esempio, sentire il suono micidiale della trocola o della tofa o, ancora, del tamburo muto, che sostituiscono le campane a lutto, e in un attimo tutto sembra ricominciare. I rituali della Settimana Santa sono, in ultima sintesi, una rappresentazione della passione e morte di Cristo.

 

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