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Genzano - Scritte antisemite, Lucio Allegretti, ebreo figlio di deportato a Dachau, scrive al Sindaco - Castelli Notizie
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Genzano – Scritte antisemite, Lucio Allegretti, ebreo figlio di deportato a Dachau, scrive al Sindaco

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Pregiatissimo Signor Sindaco,
in occasione delle celebrazioni per la 75esima ricorrenza della Festa della Repubblica, essendo io stesso presente in qualità di semplice cittadino a quell’evento cui Ella stesso ha presenziato, mi duole aver notato una scarsa partecipazione della cittadinanza.

In un Paese (e qui potrei parlare della nostra intera Italia) così distratto più che dai problemi contingenti (e sono tanti ed oggettivamente innegabili), dalla propria stessa pigrizia e rassegnazione, passano quasi in secondo piano tutti quei rigurgiti di odio ed intolleranza che trovano sfogo nell’aggressività del linguaggio parlato e scritto.

Ultimamente sono comparse sui muri della nostra cittadina con una certa frequenza scritte dal contenuto che non merita neanche di essere menzionato e firmate con il simbolo della croce uncinata. Percorrendo via don. G. Morosini mi sono imbattuto giorni addietro in una scritta apposta con spray nero su un muro che recitava così: “MOTTARONE: -5” (ripulita ieri, ndr), firmata con un fascio littorio stilizzato. Evidente è il riferimento ai componenti della famiglia israeliana scomparsi nella tragedia.

L’antisemitismo è una infamia oscena che evidentemente cova come la più putrida delle metastasi: esso è figlio dell’ignoranza più infame e bestiale, come infame è la mano che, guidata da una volontà mentecatta e malata, si arma di vernice che, oltre ad imbrattare i muri, imbratta e deturpa l’onore di una città come la nostra che ha pagato il suo tributo di sangue a causa della guerra e per la lotta di liberazione dal nazifascismo.

È cosa triste ed ancor più pericolosa dimenticarsi della propria storia: tenere viva la conoscenza e la coscienza storica è compito politico ed istituzionale, ma è anche responsabilità collettiva e dei singoli. Purtroppo quando l’incultura e l’ignoranza incominciano a prevalere in una collettività, se ne incominciano a vedere gli effetti attraverso le più becere manifestazioni del pregiudizio e dell’intolleranza.

Diogene Laerzio nelle sue “Vite dei Filosofi” cita Socrate attraverso un suo aforisma: “Esiste un solo bene, la conoscenza ed un solo male, l’ignoranza”. L’antisemitismo, oltre che disumana manifestazione di inciviltà (come d’altronde ogni forma di razzismo), è frutto della più profonda ignoranza: il contributo ebraico alla cultura italiana ed europea (ed in particolare mitteleuropea) è immenso in ogni campo, dalla filosofia all’arte, dalla letteratura alla scienza. Innumerevoli sono le menti di provenienza ebraica che hanno dato il loro apporto all’edificazione ed al progresso della nostra civiltà occidentale: ne potrei citare a centinaia…… e non sarebbero che una piccola parte! Rita Levi Montalcini amava dire, proprio ricollegandoci  con il citato adagio socratico, che l’ignoranza è ciò che sta alla radice di ogni male: della fame, delle ingiustizie, della povertà, di ogni sorta di prepotenza e prevaricazione e della guerra.

È auspicabile un’opera di rieducazione collettiva da portare avanti con vero coraggio politico, perché si tratta proprio di un’azione che richiede coraggio e tenacia, senza la quale la nostra civiltà rischierà di cedere di fronte alla barbarie.
È triste sentire ancor oggi dibattere di fascismo ed antifascismo, di Resistenza e valori costituzionali con gli stessi toni e sovente la stessa veemenza di cinquanta o sessanta anni fa: ciò significa che quei valori che i nostri stessi padri firmatari della Costituzione misero per iscritto non sono stati ancora introiettati, digeriti ed assimilati (mi si perdoni il linguaggio “fisiologico”), non sono ancora diventati parte del nostro sangue e della nostra stessa carne. La riscoperta del valore di una sana educazione civica e civile, quale pedagogia del bene, da trasmettere alle generazioni future che possa in esse incarnarsi quale, oserei dire, fattore antropologico ed ineludibile e profondo valore spirituale, questo dovrebbe essere un programma sempre da tener presente. In alternativa a tutto ciò si rischierà di ripercorrere certe strade del passato che non potranno che riportarci a quell’unico capolinea il cui nome è “dolore”.

Nel porgerLe i più sinceri auguri per il Suo non facile compito amministrativo ed istituzionale, Le invio i miei migliori saluti. Confidiamo tutti che nelle menti e nelle coscienze dei più vi sia quel barlume di intelligenza che rende onore alla bellezza della Vita”.

                         Lucio Allegretti
      (figlio di un ex internato nel campo di concentramento di Dachau)

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